giovedì 15 marzo 2012

I segni del buio e del silenzio


Il buio degli occhi chiusi.
Rannicchiata e tremante incapace di vedere ciò che accade intorno riesco a vedere cosa c’è dentro.
Lascio che il corpo lo porti fuori con i suoi tremori e con le lacrime.

Il silenzio.
Il silenzio invade la stanza ed invade il mio corpo come  un abbraccio immenso.
Mi lascio avvolgere ed anche la mente gode del fermarsi dei pensieri.

Il rumore.
Il rumore, quel suono, mi sveglia.
Ad occhi aperti e ad orecchie tese la realtà muta.

La nudità.
Il corpo nudo alla luce si accorge della sua rappresentazione.
Sparisce la pace che egli aveva conosciuto nell’inquietudine del buio e del silenzio.

I vestiti.
Alla luce c’è bisogno di coprirsi. Nel rumore c’è bisogno di coprirsi.
Rivesto il mio corpo, ma la mente rimane nuda abbracciata al silenzio.

I segni.
Il corpo porta i segni del tempo..questa volta anche del buio e del silenzio.

sabato 11 febbraio 2012

Un Bukowski di seconda mano


Sogni sporchi di fumo e vino.  Sogni Blow up.
Sogni da eterni ventenni di un’era che non c’è più.
Stanze dismesse in affitto, sensi alterati e promiscuità.
Sogni da eterni ribelli e vagabondi.
Menti affamate, parole scomposte e nudità.
Sogni di angoscia e di fuggitivi.
Sogni da un libro letto a metà.

giovedì 2 febbraio 2012

Roba precaria


Donna. 27 anni. Fuori dalla monotonia del posto fisso. E fuori dal lavoro.
Tutto ciò di cui parlano oggi al tg non è nulla di nuovo, ma fa male lo stesso. E’ come ricevere uno schiaffo in pieno volto.
Partiamo dal principio e come insegnavano le donne un tempo    
“a partire da me”.
Ho 27 anni, vivo nel Sud d’Italia e sono una donna, si sarebbe detto un tempo “in età da marito”.
Mi sono laureata nel 2008 e sono stata costretta (dalle riforme varie) ad iscrivermi per altri due anni all’università, due anni che intanto sono diventati quattro e così secondo Martone “sarò una sfigata”.
Questi anni non li ho persi  tra feste e divani, e se pure fosse stato così ne sarei fiera, la vita non è solo 
produci- consuma- crepa.
Questi anni li ho passati cercando lavoro, perché a 27 anni non si può essere più studenti a vita, perché vorresti evolvere e progettare. Dopo un anno di servizio civile a 433,17 euro al mese, i lavori sono stati i più vari, pagati miseramente e dopo tempi lunghissimi in genere con formule contrattuali non proprio limpide e continuative. Oggi sono costretta ad aprire la partita iva, ad entrare secondo la mente bacata dei banchieri che ci controllano, nell’impresa individuale. In realtà sono una donna e fare un contratto costa troppo. Così sono precaria, ogni giorno  mi formo, mi ingegno nel migliorare, ma i risultati tardano ad arrivare. Intanto però le bollette e i costi della vita sono puntuali.
I mesi passano tra settimane del tutto improduttive e frustranti e settimane cariche di impegni che 48 ore al giorno non basterebbero.
E’ doloroso dover ribadire cose che speravo superate. E’ doloroso dover ancora gridare all’eguaglianza tra uomo e donna, quando speravo nella mia liberazione.
Ed è doloroso sentirsi in colpa o nostalgica nel pensare al dover rivendicare i propri diritti.
Si perché la verità è che ci hanno tanto assillato e tanto immiserito che la forza per rivendicare, pretendere e prendere ciò che è nostro si è affievolita.
E così stiamo qui tra un cambio di stato di facebook o un tweet a lamentarci delle battute di un vecchio banchiere o di un giovane raccomandato.
Tempo fa ragionavo  di futuro con mia nonna, donna di 83 anni e molto saggia, mentre mi lamentavo della mia condizione, dell’impossibilità di prendere una casa in affitto o di fare una qualsiasi altra cosa, lei mi disse: “ nella vita ci vuole coraggio, noi facevamo i figli sotto le bombe, la nostra precarietà era questione di ore”.
Cara nonna hai ragione, e ci ho pensato tanto, forse se la mia precarietà fosse questione di ore avrei coraggio e progetterei tutto nonostante le bombe. Ma la mia precarietà prevede bombe intelligenti che esplodono solo dopo lunghi periodi e non sei mai sicura se contengono proiettili o fiori e così attendi incerta sul da farsi.

sabato 10 dicembre 2011

mercoledì 23 novembre 2011

karlotten: Lei e la Bestia

karlotten: Lei e la Bestia: Il cuore di Lei batte forte, nel silenzio della notte le sembra un rumore estraneo, fastidioso. Lo sente gonfiarsi, gonfiarsi, sembra le vog...

martedì 22 novembre 2011

Lei e la Bestia

Il cuore di Lei batte forte, nel silenzio della notte le sembra un rumore estraneo, fastidioso. Lo sente gonfiarsi, gonfiarsi, sembra le voglia fracassare le costole. Le gambe e le braccia sono pietra, ferme, è possibile sentire i movimenti del sangue nelle vene.Il suo respiro non si sente ma è affannoso.L'affanno è trattenuto in apnea.
E' l'ansia che prende possesso del suo corpo. Lei sente il letto girare vorticosamente, sembra sprofondare. E la mente è vuota e nera. Sa bene che il corpo tenta di intrappolare la Bestia, la terrà con sè tutta la notte e al mattino la Bestia si libererà graffiandogli lo stomaco e la gola.
Lei e la Bestia, tutta la notte in un corpo che sembra estraneo, altro da entrambe.
Lei proverà ad alzarsi, a bere dell'acqua, sperando che il liquido liberi il respiro. Ma questo non accadrà.
La Bestia è feroce, si nutre di lei, dei suoi sogni, delle sue speranze e sopratutto delle sue certezze.
Sembra la tela di Penelope. Lei di giorno tesse le sue certezze e la Bestia le sfila ad una ad una di notte.
Nella mente di Lei si sente il rumore sordo dell'acqua che cade sul pavimento ogni volta che una certezza se ne va.
La Bestia è il buio, è il vuoto, è una voce profonda che richiama antiche origini. La Bestia è attesa.
Questo feroce animale vive nell'attesa di ciò che accadrà. E Lei è sicura che la Bestia ride malvagiamente ogni volta che le fa scorrere una lacrima.
E' la Bestia che l'ha partorita, l'ha concepita con un essere debole di certezze e sogni ed è nata Lei.
Come ogni essere mitologico è metà. Metà bestia e metà debolezza.
Stare al mondo per Lei è arrancare, è resistere ai morsi della Bestia.
Così forte è quel morso che non le permette nemmeno di esplodere in pianto o in urlo. E' soffocante e paralizzante insieme.La Bestia non uccide in un colpo solo, la Bestia strappa un pò di carne alla volta.
Questa notte Lei vorrebbe il morso definitivo, ma non lo avrà. Sentirà il dolore lancinante della carne strappata ad altra carne viva.Sentirà cedere i nervi, ma solo domani saprà se è viva o no.Saprà solo guardando nell'acqua sporca di un cesso se la Bestia è andata via...almeno per un giorno.
Il cuore batte forte, sembra un rumore estraneo.Le gambe e le braccia sono pietra. Il respiro è affannosamente in apnea. E' l'ora della Bestia.

domenica 20 novembre 2011

Un pò di ordine


Avete presente i piccoli piaceri della vita? Quelle cose che facciamo normalmente e che a un certo punto assumono un significato importante? Questa sera mentre passeggiavo ed assaporavo l’odore dell’aria intorno a me ne ho fatto una lista:
Uscire di casa per passeggiare.
Guardare le nuvole cercando in esse una forma.
Rientrare a casa e riconoscerne l’odore.
Sentire gli odori di cucina nelle scale.
Trovarsi inondati dall’odore del pane fresco senza vedere il panificio.
La sensazione di caldo e pulito appena usciti dalla doccia.
Camminare a piedi nudi per casa.
Ascoltare la propria canzone preferita nel supermercato.
Vedere crescere un dolce nel forno.
Riconoscere le piccole pieghe del viso della persona che si ama.
E potrei continuare all’infinito. Perchè oggi il mio mondo è colorato e sereno o semplicemente perché a volte dare un ordine alle cose fa star bene.