venerdì 5 luglio 2013

Bianche Pareti



Ci sono diverse imprese che l'uomo valuta come "eroiche", azioni, prove che avvicinano agli Dei. Non importa se è un Dio unico, se è l'Olimpo o è raggiungere la pace interiore, sono vicende che hanno il potere della trascendenza. Molte di queste imprese vengono vissute al contatto con la natura, scalate, solitarie al polo nord, regate, meditazioni. L'umanità "moderna" nella maggior parte dei casi ha tramutato tali eroiche fatiche in piccole azioni quotidiane.
Io un giorno mi sono ritrovata con 100mq di pareti rosse che dovevano divenire bianche.
Come tutti gli "eroi" ho preparato a mia attrezzatura: pennelli, rulli, spatole, pittura e stucco. Ovviamente anche l'armatura o divisa: jeans xxl, scarpe antinfortunistiche, maglietta bianca e fazzoletto nei capelli.
Sola, durante pomeriggi assolati, ho messo a dura prova il fisico e la mente.


Quante volte si dice "la vita è come una pagina bianca?" ecco, può anche essere una parete da dipingere la vita. Ha i suoi buchi, le sue crepe, i suoi colori forti, la sua polvere. E tu, devi risalire il fiume e renderla pulita e omogenea.
I tuoi sforzi non sono subito ripagati, a volte le crepe si aprono e si "scoppolano" (ti fanno saltare la pittura), delle altre semplicemente devi attendere. attendere che la pittura si asciughi.
Ti sporchi, hai caldo, sete e impari a riconoscere dal dolore ogni muscolo del corpo.
Ma la portata rivoluzionaria dell'impresa consiste nella consapevolezza, a lavoro finito, che attraverso lo sforzo fisico la tua mente si è liberata. Essa gode solo del lavoro finito e del superamento dei tuoi limiti.
Così, cari lettori e care lettrici, come promesso ad alcuni vi ho snocciolato in poche righe "La filosofia da Imbianchina". Ricordate che per accedere a tale filosofia vi occorre la peroni in frigo e una buona dose di pezzi musicali in formato mp3. Per il resto siete pronti, sfidate i muri di casa vostra, impolveratevi grattando con la carta vetrata e divertitevi come i bambini a sporcare il muro prima che ritorni candido.
Alla fine del percorso conoscerete ogni cm della vostra abitazione e qualcuno in più di voi stessi a contatto con la fatica e la solitudine.

venerdì 28 giugno 2013

Oroscopo

Capita durante una mattina passata davanti lo schermo del pc (ma possiamo solo dire che ci stiamo davanti? Secondo me ci stiamo dentro!) tra tanti documenti più o meno lavorativi di distrarsi con l'oroscopo.
E' ovvio che nessuno ci crede, ma non si sa mai.. E proprio perché nessuno ci crede ma tutti lo guardano ci sono oroscopi diversi per target diversi.
Voi che non siete nativi digitali, per favore, dimenticate l'oroscopo in fondo al quotidiano o alla rivista, oggi l'oroscopo è social. Può essere un' applicazione del cellulare (non ci riesco proprio a chiamarlo diversamente anche se fa il caffè...), può essere un'applicazione di facebook o un ironico post settimanale della pagina online di un giornale ed infine puoi cercare siti appositi che lo personalizzano.
Io questa mattina ne ho cercato uno personalizzato, il quale più che chiarirmi le idee o darmi una vaga motivazione delle mie sfighe e delle mie fortune mi ha confuso:

"180 Sestile - Saturno in transito positivo con Marte di nascita
Questo periodo favorisce ogni tipo di attività regolare e controllata. Ora siete in grado di applicarvi con tutte le vostre forze alla realizzazione, lenta ma approfondita, di qualsiasi progetto purche non sia grandioso: e quello che costruite ora è duraturo, perché il vostro atteggiamento è pratico e ragionevole.

160 Trigono - Marte in transito positivo con il Sole di nascita
Questo transito stimola la vostra vitalità, vi fa lavorare sodo e con ottimi risultati. La salute è eccellente, affrontate tutto con entusiasmo e vigore: ciò si riflette costruttivamente anche a livello psicologico, rendendovi capaci di sostenere le vostre idee con fermezza e farvi valere nelle discussioni. 

159 Sestile - Nettuno in transito positivo con Marte di nascita
Non ci tenete ad asserire la vostra personalità o a cercare di raggiungere i vostri obiettivi personali. Perciò non vi sarà difficile lavorare insieme ad altre persone e condividere con loro vari argomenti, specialmente quelli spirituali.

134 Congiunto - Saturno in transito positivo con Plutone di nascita
Durante questo transito avete la forza di sopportare molte prove se è necessario: la vostra forza interiore vi dà la possibilità di innalzare strutture che resistono a enormi difficoltà.
Questo può rappresentare anche il periodo di avanzamento nella vita lavorativa o professionale.

119 Trigono - Luna in transito positivo con Saturno di nascita
Vi sentite soli con i vostri pensieri e le vostre sensazioni. Generalmente non siete depressi o di malumore, ma desiderate stare in pace e meditare.
Non avete voglia di frivolezze e preferite l'eventuale compagnia di gente seria e la conversazione su argomenti impegnativi. Sentite il desiderio di parlare con persone anziane e sagge che godono tutto il vostro rispetto.

etc. etc. ci sarebbero altri 10/12 trigoni..(che poi che sono??)

La cosa più divertente è la nota finale:

Nell'oroscopo possono emergere apparentemente delle contraddizioni. È perfettamente normale, perché ciascun pianeta ha un'influenza indipendente dagli altri. Bisogna quindi essere in grado di analizzare l'oroscopo nella sua complessità.

Ah! Ma grazie.. Io dall'oroscopo voglio una riduzione della mia complessità altrimenti vado dall'analista e mi diverto 40 minuti a rendere tutto un po' più incasinato.



giovedì 27 giugno 2013

karlotten: Salve,sono di ritorno da nessun posto. In realtà ...

karlotten: Salve,
sono di ritorno da nessun posto. In realtà ...
: Salve, sono di ritorno da nessun posto. In realtà il ritorno in questo caso coincide con la partenza. Qualche lettore di queste pagine ha ...
Salve,
sono di ritorno da nessun posto. In realtà il ritorno in questo caso coincide con la partenza.
Qualche lettore di queste pagine ha chiesto "ma quando scrivi?"
Io vorrei scrivere sempre, ma avendo progetti grandiosi e perfezionisti, finisco per non scrivere mai o quasi.
Non mi piace usare il blog come un diario, non riesco a portare a termine racconti e personaggi che ho nel cassetto da tempo e quindi le pagine rimangono bianche. E ogni volta che scrivo un nuovo post dopo tanto tempo sembra capodanno con la lista dei buoni propositi.
Per togliermi dall'impaccio, come si fa nelle conversazioni con chi non vedi da tempo o che conosci appena, vi dico:
Tutto bene! E'arrivata l'estate, anche la stagione per adeguarsi ai cambiamenti politici e climatici, è se stessa a giorni alterni. Il lavoro, non c'è e se c'è si adegua alla stagione è a giorni alterni e un po' precario. Lo studio, quello è costante come attività, pur raggiungendo record di  mutevolezza negli argomenti.
L'amore è come ai tempi del colera o dell'ikea, c'è, è solido e sempre più forte.
Per il resto care/i ho bisogno di capire cosa voglio scrivere e come, altrimenti vi intaserei di link sui detersivi biologici, i traslochi fai da te e altri blog o libri da leggere.


sabato 13 ottobre 2012

45 anni fa, o 20...


Pubblico per voi una nota scritta dal mio amico Paolo Battista....

Il nove ottobre è appena trascorso. Ne ricordo uno, giusto vent'anni fa. Misi insieme le mie 1600 lire e corsi in edicola, all'immediata destra del portone di scuola, a comprare la mia copia di un giornale verdone che non esiste più, Cuore. Tra gli articoli, esilaranti, c'era un trafiletto, che ricordava un sacrificio, una morte. Erano passati venticinque anni dalla morte in Bolivia di un medico argentino, di un rivoluzionario cubano, la cui lezione di vita, i cui insegnamenti, oggi sembrano trovare un'eco ancora maggiore nella svolta politica del Sudamerica dal nuovo corso socialista. Con me, c'erano due persone, due Luca, cui voglio ancora bene. Avevamo tanti sogni allora, uno di questi era anche essere dei novelli Guevara. Credevamo, io lo credo ancora, che la felicità di uno non abbia senso a scapito di quella degli altri. E Cuore, con quel suo scarno trafiletto, ci ricordava che la vita poteva essere insegnamento, dedizione, coraggio, altruismo, in una parola: socialismo rivoluzionario.Sono passati venti anni, Cuore non c'è più, Luca neanche, ma il senso di ingiustizia, il sapore amaro della realtà, lo stupirsi di fronte alle circostanze che la vita ci pone, il desiderio di rivalsa e di giustizia, sono tutte sensazioni la cui esperienza è cresciuta, si è radicata, è diventata più intensa, più strutturata e consapevole. Tutto è cambiato nella mia vita, la mia generazione è forse ancora lì, in attesa tra l'edicola e la rosticceria. Alcuni, forse i migliori di noi, sono diventati professori universitari, altri sono rimasti solo universitari, ed in mezzo ci sono tanti voli interrotti, visi dimenticati, mani alzate in assemblea, tante domande. Tutto è cambiato, tutto è rimasto uguale. Vent'anni, quarantacinque dal 9 ottobre del 1967, vent'anni da quando chiesi per l'ennesima volta a mio padre di raccontarmi chi fosse il Che. Un giorno, figlio, quando non ci saranno più albe individuali e vendette private a separarci, te lo racconterò, di lui, delle rivoluzioni mai vissute, delle canzoni e delle ragazze mai avute, di chi è andato via, di chi è rimasto, della mia generazione. E tu della tua.

lunedì 1 ottobre 2012

L'Havana, il primo giorno tra umidità e Miguel.

"Racconto dedicato alla gentilezza e all'organizzazione dell' Agenzia Viaggi Milagro Travel Salerno" 


Arrivare all’aeroporto José Martì dell’Havana equivale a mettere il corpo in un forno.
Dopo 9 lunghe ore di viaggio, dal dormire con la coperta addosso si passa al sudare continuo. Lo spagnolo, che per ora è ancora tutto nel frasario, diventa un vociare di cui si comprendono solo alcune parole.
Armati di passaporto e valige (ormai scassate) superiamo i controlli e tutti gli addetti ci augurano una buona permanenza: “Bienvenido a Cuba!!” “Gracias”.
Cerchiamo il nostro taxi  ed una signora al nome Paolo Rossi si precipita a chiedere un autografo. Ci guardiamo divertiti e cominciamo già ad amare questo popolo.
Il viaggio in taxi dall’ aeroporto all’hotel è silenzioso e stanco.
L’albergo è centralissimo, restaurato e risalente all’epoca coloniale è un salto nel passato. Lo scrittoio sotto lo specchio e la sedia a dondolo mi portano subito ad immaginare scende di viaggiatori e dame
.
Ce ne andiamo a dormire, ma l’Havana è ancora sveglia e noi non la conosciamo. Solo la luce dell’alba ci farà scoprire il lento ricominciare della vita.
La piazza che si vede dal nostro balcone è piena di verde e freneticamente calpestata da lavoratori e tassisti. Ecco i taxi!

Sulla strada compaiono splendide auto anni 50’ dai colori fluorescenti e sgargianti. E’ un peccato che sia prestissimo, abbiamo smania di conoscere tutto e subito. Ed impareremo subito, dalla prima colazione, che il tempo a cuba è lento. Non c’è bisogno di correre da nessuna parte.
Vestiti da perfetti turisti e già sudati ci incamminiamo con l’intensione di perderci verso Plaza de la Revoluciòn. Non riusciamo a svoltare l’angolo che incontriamo Miguel.
Miguel è un giovane cubano dalla pelle nera, ma non troppo, che come tanti cubani arrotondano lo stipendio rendendosi guide della città. Paolo è tranquillo e sicuro e segue Miguel che ci porta a vedere l’Havana Centro. Io mi sento a disagio, non sono pronta a girare come una trottola per strade che non riesco nemmeno a gustare. E poi mi sento invasa, è deragliato il mio programma da Lonley Planet.
Il caldo aumenta ed io comincio ad ammalarmi di Cuba. Strade piene di vita, mercati di frutta e il Barrio Afrocubano. Murales ovunque, il piccolo principe nelle vasche da bagno, la Santeria. C’è tutta mamma Africa concentrata in 100 metri. E come sempre, dovunque mamma Africa vada si porta i suoi tamburi.  Strade con le buche e cucarachas, case che assomigliano tanto ai vasci napoletani.

L’odore dell’Havana  è diesel misto a spezie. In ogni angolo un cafè  ed un venditore ambulante di dolci fritti.
Arriviamo stravolti in Plaza de la Revoluciòn, Miguel ci lascia fare la visita da turisti. Saliamo sulla torre che domina la città. E l’Havana mi appare come una Babele bellissima.

 Intanto è quasi ora di pranzo, il cielo si è annuvolato e preannuncia la pioggia. La pioggia tropicale, quella violenta e veloce che porterà ancora tanta umidità. Scegliamo di bere un Mojito, il primo mojito e di rientrare in albergo.
Il Cafè in cui entriamo è, come tanti altri all’Havana, in un cortile. Alle pareti stampe e manifesti dei gruppi che suonano dal vivo e il cameriere stanco e annoiato. Due costanti dei cafè habaneri, la musica costantemente dal vivo e il cameriere stanco.
Dopo la sosta rinfrescante in Hotel, ci incontriamo con Miguel e sua figlia (una meravigliosa bimba di 8 anni, dai capelli ricci ricci e tutti intrecciati magistralmente) ed andiamo a pranzo.
Il Pranzo si svolge in una Paladar, abitazione per metà adibita a ristorante. E signori e signore..ecco a voi la prima langosta habanera. Trattasi di aragosta, intera, arrostita. Una delizia insieme all’arroz negro (riso con fagioli scuri).
Dopo il lauto pranzo ci salutiamo ed io e Paolo crolliamo sul letto, speranzosi in una meravigliosa notte habanera…
To be continued… (e scusate lo spagnolo maccheronico)

lunedì 17 settembre 2012

"Pronto! Sono la morta!"(un bell' incubo)


Clinica privata sull'oceano. Pavimenti giallo pastello, letti con lenzuola verdi ed una finestra scorrevole sul mare.Distesa sul letto sto dando l'ultimo saluto a mio marito, accompagnato da un amico. So di dover morire. Scaduta la settimana di degenza, mi faranno una siringa ed io potrò morire nel caldo abbraccio del mare.
Il saluto con Paolo è straziante. Non voglio morire e piango. Non bastano baci e carezze, non basta guardare ogni sua piccola ruga. Io voglio vivere con lui. Lui è così tranquillo e disperato. Glielo leggo negli occhi. Ultimo bacio. Deve rientrare, non può restare lì con me.
Si chiude la porta e le lacrime consumano il mio viso.
Con me c'è mia madre. Classica scena da mamma in ospedale. Valige, ricambi puliti, e preoccupazioni sul cibo. Ogni volta che mi chiede se ho mangiato, io penso: "Sono la morta,che mangio a fare?"
La clinica è controllata dall'esercito (perchè l'inconscio associa la paura della morte all'esercito?) un poliziotto armato fino ai denti entra nella stanza. Vuole perquisirmi non crede che io debba morire.Mi incazzo piangendo. Gli urlo addosso di tutto. "Stronzo che vuoi?devo morire, buttarmi in quel mare e morire. E tu vai cercando le prove nelle valige?Vaffanculo."
Intanto squilla il telefono. Riconosco il numero, una vecchia conoscenza. La mia compagna di banco al liceo.
"Pronto..Carlotta?"
"Prono..sono la morta!"
E così mentre spiego come funziona la cosa e sfoglio un vecchio album di foto si scarica la batteria del telefono.
Comincio a pianificare con mia madre come caricare in tempo i telefoni. Parlare con tutti è come sentirsi ancora vivi.
Ma il tempo non c'è, bussano. Entra un dottore, fa la puntura ed io silenziosamente piango. Apro la finestra scorrevole e a piedi nudi raggiungo l'oceano.