giovedì 6 marzo 2014

Ragazzi di Lucania


Ragazzi a pugno chiuso
Ho trovato sempre grande dignità nelle piccole cose. Gli abiti, evidentemente usati o di poco pregio, lavati e stirati con cura dalla mamma. L'odore fresco di sapone sul viso e la riga al lato dei capelli. In un immaginario globalizzato che esistano ancora dei "ragazzi di Calabria" a noi pare assurdo.  E, invece, come 30 anni fa ci sono ancora e mi emoziona. Sono su un autobus, partito dalla città in cui vivo e diretto in Basilicata, le assonanze con le mie origini sono fortissime: innanzitutto perché sono nata ai confini, oltre la montagna.  Anche io ho visto le galline e l'orto, ho visto i campi ghiacciati in una poesia di ragnatele e anche io ho visto morire un maiale e tramutarsi in salame. In ognuna di queste piccole cose c'è la dignità di un popolo che non ha mai smesso di essere contadino, né ha mai reciso il legame con la terra.  E se stamattina intorno alle 7.00 c'è un ragazzino, che come me anni fa, sale sull'autobus per andare a scuola, io mi riempio di tenerezza e mi viene in mente un bambino di 20 anni fa dalle unghie sporche di terra e pieno di  lentiggini, che si impegnava a parlare italiano e in inglese traduceva il suo nome Vincenzo in  Violet, ma che di stagioni, animali e tempo era un esperto.

martedì 3 dicembre 2013

Sul balcone cadaveri di piante!


Questa storia è dedicata
 alla super moglie e mamma Lù
 e un po' a tutte le persone che sono state mie coinquiline.




Infilo le chiavi nella toppa, apro, il cane abbaia già da quando stavo giù al portone. Cane isterico! In casa non c'è nessuno, vado in cucina, nessun post-it. Squilla il telefono.- Si, mamma ho mangiato, tutto a posto a lavoro, eh si fa freddo. - La verità è che sto digiuna da ieri sera, che al lavoro (sempre potendo dare questa definizione alle mie 8 ore di cuffietta e "pronto cosa posso fare per lei..") mi hanno addirittura chiesto se vendevo loculi e ancora non hanno pagato, che fa freddo ed è finita la bombola del gas per la stufa.
Rumore di porta, il cazzo del cane che abbaia, -Ehiii, c'è nessuno?- - Sto in cucinaaaa- E' arrivata Alessandra, è riuscita a salire al terzo piano la bici e tutte le borse da lavoro. Instancabile e affamata.
-Tesò so arrivate due bollette, ci hanno ridotto la potenza della corrente, non sono riuscita a mandare il fax!
- Birretta e panino?-
Noi le nostre tragedie quotidiane le risolviamo così, birretta, panino e musica italiana anni 80' a palla in casa.
Abbiamo quasi trent'anni e viviamo da dieci anni nello stesso modo, correndo tra un lavoro e l'altro, concerti, fidanzati e tante bollette arretrate. In arretrato abbiamo anche i sogni. La casa dove viviamo è quella che ci ha visto laureare, amare e jastemmare. Alessandra è un avvocato, per lo più tutte i casi impossibili sono i suoi. E' fidanzata da una vita, lui è sempre in giro per lavoro, ma si amano e sopratutto litigano. Io, Serena, lavoro in un centralino, sono laureata in una laurea che non serve a niente e sono la casinista della situazione. Ho un fidanzato, anche io da una vita, mi vuole bene, ma non abbiamo i soldi per andarcene di qui.
Le uniche cose che assomigliano ad una casa sono le nostre stanze, un miscuglio tra la cameretta di un'adolescente e il monolocale di donne indipendenti.
Il sabato, andiamo al mercato a comprare le vongole a 1 euro e la domenica ci schiaffiamo in faccia un sacco di rimedi fai da te per la pelle. Nelle sere come questa ci raccontiamo i sogni per il domani, un domani sempre più lontano, sempre più impossibile.
- Mi devo sposare, Serè, ho trent'anni, voglio una casa e un figlio!
- Tu con un figlio, ma se il cane sta solo tutto il giorno? E, Gianni, sta lontano..
-Che c'entra un figlio è un figlio...
- Io voglio un lavoro, e mi basterebbe una casa per andarci a vivere con Carlo.
Squilla il telefono, Alessandra sta sempre al telefono, se lo appoggia tra la spalla e l'orecchio e se ne va in giro per casa. Io mi accendo la sigaretta e vado a buttare la spazzatura.
Noi sposate e con dei figli, non riesco davvero ad immaginarlo, siamo due casiniste, incapaci di lavare i piatti regolarmente e di non farci staccare la corrente. Per racimolare i soldi dell'affitto una delle due anticipa sempre, i vestiti li compriamo al mercato e poi con stile camuffiamo. Non abbiamo neanche l'innato senso di cura, sul balcone ci sono solo cadaveri di piante. E' quello che penso guardando il cielo e il mio alito che si fa fumo con il freddo. Forse arriveremo a cinquant'anni così, al massimo inserendo Gianni e Carlo nei nostri spazi domestici. Continueremo ad andare avanti inverno ed estate a birre panini e bicicletta.. Chissà..


giovedì 28 novembre 2013

La bella che è prigioniera




La bella che è prigioniera
lalalà, lalalà, lalalà
ha un nome che fa paura
libertà libertà libertà.

Libertà


Ieri pomeriggio dopo la decadenza del senatore Silvio Berlusconi, una parte d'Italia (indico con una parte non solo i berlusconiani, ma anche quella nutrita parte di nazione che deve riuscire a campare e ha poco tempo per ragionare di tali faccende) si è sentita liberata. Liberata da vent'anni di berlusconismo.
Non mi interessa ragionare né di berlusconismo, né del ventennio, ma tutti i riferimenti alla libertà e  alla liberazione che da una parte e dall'altra ieri hanno occupato i media e i social, quelli si mi interessano e mi stimolano. Non voglio ragionare su chi ha detto cosa e perché, voglio pensare alle parole, al loro significato.
Libertà. Per vent'anni e forse per altri venti questa parola (insieme allo slogan calcistico/politico forza italia)  ha mutato significato e sopratutto è improvvisamente divenuta proprietà dei potenti, del potere e delle loro becere faccende. Libertà nel mio personale vocabolario è la parola degli oppressi, è ciò che essi (noi) invocano, cercano, a volte si prendono, da sempre nella storia. Libertà è parola degli anarchici, dei libertari e ha sempre designato il liberarsi dal potere e dall'oppressione.
LiberazioneLiberazione designa l'atto, l'azione di presa della libertà, la fine di un'oppressione. Essa è appunto un'azione. In Italia,poi, il significato connotativo di Liberazione, attiene a tutte quelle azioni, quelle lotte e quelle morti che portarono a sconfiggere il fascismo.
Sento il bisogno di riappropriarmi delle parole, del loro significato e della loro forza. Sento il bisogno di riprendere ciò che è mio e che non spetta al potere. Non mi è importato (o quasi) in quale corpo si incarnasse il potere e non mi importa, so che voglio combatterlo e riprendermi ciò che mi è stato tolto.
A partire dalla riflessioni sulle parole sono giunta alle riflessioni sulle azioni. Non c'è di che stupirsi le parole sono atti, azioni.
Chi mi conosce sa che quando comincio con questi pensieri di conseguenza risveglio la mia anima libertaria, la mia voglia di collettivo, il bisogno di sognare un mondo diverso e di farlo insieme ad altri.
Questa volta, però, a questi bisogni vorrei aggiungere quello di una cultura collettiva. Riappropriarsi delle parole di cui parlavo prima, significa riprendere a studiare la storia o a farsela spiegare (come mi è capitato per tanti anni a margine delle riunioni), significa leggere, raccontare, filmare, cantare il mondo come lo vorremmo.


venerdì 22 novembre 2013

Casalinga 2.0: la fase ecologica!

La casalinga 2.0

A grande richiesta arriva la seconda puntata della Casalinga 2.0!! Come ho già detto la casalinga 2.0 è in genere una donna intorno ai trentanni che aspira ad essere la casalinga anni '50, ma non ha né il tempo né la conoscenza per esserlo. Ora se a questa condizione aggiungiamo la grande responsabilità nei confronti dell'ambiente e delle persone che la casalinga 2.0 si sente adosso otteniamo: la casalinga Eco.
 In rete troverete tantissimi blog, tutorial su youtube ed anche tanti testi con argomenti principali: autoproduzione di cosmetici e detersivi, risparmio energetico, riciclo etc etc
Nella lettura, le prime volte, vi entusiasmerete a tal punto da voler creare il vostro piccolo laboratorio. Poi quando vi renderete conto che il detto "fatto con cose che tutti abbiamo in casa" è pura fantasia, vi arrenderete un pò e cercherete disperatamente in un supermercato qualcosa che assomigli ad un detersivo buono con la natura. Ad una seconda lettura dei vari siti, avrete approfondito e vi sarete resi conto che la quasi totalità dei prodotti per la pulizia e cosmetici che avete in casa sono bombe chimiche!! State attenti ci sarà il panico, avete appena scoperto di aver inquinato mari fiumi e cielo, ed inoltre il vostro compagno/marito/coinquilino scoprirà che è colpa delle vostro amore per il pulito che si otturano i lavandini!! A questo punto, e solo a questo punto, inizierete a sperimentare qualcosa.
A questo punto inizia la mia esperienza. Io ho tentato di eliminare tutti i detersivi da casa, ovviamente il rischio è quello di avere una situazione abitativa con scarse condizioni igieniche, ma niente paura si risolve tutto.
Le cose più semplici da eliminare e rimpiazzare sono: sgrassatori, detergenti vari per il bagno, per i fornelli etc etc..
Dovete fare scorta di due cose: aceto bianco e bicarbonato!! Fanno tutto tutto!! Se aggiungete l'olio essenziale di tea tree avrete anche l'antisettico!!( alla fine del post vi lascio le mie fonti e le ricette)!
Poi potrete rimpiazzare tutte le "pezze" del mondo con un paio di panni in microfibra..
Il passo numero due per diventare piccoli alchimisti è il detersivo per la lavatrice!! Anche per questa preparazione vi lascio tutti i link del caso! Io posso dirvi che la sera nel silenzio totale, prendersi mezz'ora e preparare le scorte di detersivo, è una cosa troppo divertente! Scoprirete che il pulito non ha odori forti ed invadenti, che tanti detersivi hanno semplicemente nascosto le maccchie sotto patine di chimica, e che nel fine settimana ci si può ubricare con i risparmi sui detergenti!!
Ovviamente, non posso mentirvi, sperimentando  farete tanti pasticci, avrete un tasso discreto di fallimenti, ma vi avvicinerete un pò al vostro ideale di casalinghitudine!!

Link
la regina del sapone

greenme

venerdì 15 novembre 2013

Casalinga 2.0

Ieri, dopo aver preso il tè con delle amiche, ho deciso di condividere attraverso il blog i  miei piccoli trucchi da casalinga 2.0!
Ora chiariamo, la casalinga 2.0 è una donna intorno ai 30 anni che vorrebbe avere la casa splendida e organizzata come le casalinghe degli anni '50, ma non conosce né i metodi né i trucchi per farlo. Allora, dopo lunghi periodi di frustrazione dovuti ai continui insuccessi in cucina, con la lavatrice e con i risparmi, prova a capire se è l'unica ad essere tanto imbranata...
Digita, così, la seguente domanda: "come mantenere la casa in ordine?" o "Come risparmiare con la spesa" etc..
A quel punto si rende conto che nel mondo esisto centinaia di migliaia di mamme, casalinghe, donne che non solo hanno i suoi stessi problemi, ma in un vortice di ossessioni compulsive, hanno creato organaizer e tutorial sugli argomenti appena citati.
Ed ecco che ci si trasforma in  casalinga 2.0!!
Non farò diventare le mie ossessioni casalinghe il tema centrale di questo blog, non è nato e non esiste per questo. Ma condividere un po' dei miei metodi per affrontare la casalinghitudine sarà divertente, almeno per me!

Partiamo quindi da una storia vecchia che si è trasformata in 2.0... Il menù della settimana!!
Vi ricordate che quando eravamo piccoli, per tutto l'anno o quasi, ogni giorno aveva il suo piatto? Giovedì pasta e patate, venerdì pesce, domenica ragù.. E' che le nostre mamme erano furbe, furbissime e io l'ho scoperto dopo anni in cui la domanda più assillante della giornata era: " che cucino oggi?" alla quale seguiva "ma che c'è nel frigo?"
Decidere preventivamente ciò che si mangerà ogni giorno della settimana permette di risolvere due problemi:

1)Non ci domanderemo più cosa cucinare!!
2) Avremo tutto in casa!

Ora vi spiego come e vi metto anche i link dei blog da cui ho rubato l'idea..
Bisogna che troviate il tempo, una volta a settimana (io in genere lo faccio il sabato)per fare un menù della settimana, diviso in giorni e pranzi e cene, lo compiliate e di conseguenza in base alle ricette decise facciate l'elenco della spesa. Fatto questo fissate un budget e cercate di rispettarlo.
Casa Organizzata la mia prima fonte di planning..
Entrate e fatemi sapere:
1) Quanto la tizia che lo cura sia ossessiva-compulsiva
2) Quanto siete andate in fissa per tutti i suggerimenti..
Nella prossima puntata vi racconto come sono diventata Casalinga Eco

giovedì 14 novembre 2013

Diventare così coglioni da nn riuscire più a capire che non ci sono poteri buoni

Ho perso l'abitudine di farmi lunghe e sane discussioni politche. Ho perso l'abitudine di incazzarmi o entusiasmarmi di fronte ad eventi di rappresentazione della politica.
Poi ogni tanto mi capita di leggere i giornali (li leggo raramente, le informazioni che cerco sono già rintracciabili nella realtà) e come se fossi rapita in un viaggio del tempo, anche se da sola in casa, mi incazzo, penso, cerco soluzioni. Se sei cresciuta con la pratica del collettivo, del questo non mi va bene devo fare qualcosa è endemico, devi reagire (anche solo intellettualmente) alle storture.
Ed eccomi qui, mi sveglio, immersa nella pratica giornaliera più umana e vicina agli animali, a leggere i quotidiani.
Per abitudine, a meno che non sia per me rilevante, non commento una per una le notizie, ne faccio una sintesi concettuale. (Ovviamente sintesi valida per me, che faccio in silenzio) 
La sintesi di oggi, dal Papa al M5s, nel mio cervello è:"Niente di interessante, è tutta una finzione rappresentativa buona a tenere impegnati intellettuali, politologi e gli onnivori da social network."
Ed è così, gran parte dei miei contatti social si scervella nel dare lezioni di storia ad una senatrice, una parte si preoccupa perchè Saviano e il Papa sono minacciati dalla camorra, e qualcuno si appassiona alle beghe di governo."
 Per fortuna ho anche tanti contatti che con le loro notizie è come se stampassero un quotidiano alternativo:
rivendichiamo diritti, No alla violenza sulle donne, No alla devastazione di un territorio, Prendiamoci la casa, Prendiamoci l'università...
Ed è per me un sospiro di sollievo: " Non sono diventati tutti coglioni.."
Evvai! Si ribellano, si prendo tutto, partecipano...risolvono problemi. Ritornano così forti le domande che mi ponevo da tempo: abbiamo ancora bisogno di essere rappresentati? abbiamo ancora bisogno di un filtro tra noi e il potere? Potere che è sempre lo stesso, che diventa solo più feroce e che come diceva qualcuno può essere buono solo se si è coglioni!
Intanto, sempre nella mia testa, e sempre nel luogo in cui sto in assemblea con il mio corpo, ritorna la voglia di commentare, agire, pensare collettivamente.


martedì 12 novembre 2013

2001 odissea del cyberspazio

karlotten: 2001 odissea del cyberspazio:
 "E' il capitano che vi parla, dalla piccola astronave, sul pianeta Bar Giallo...è in atto una guerra imperiale con milioni di vitti...

2001 odissea del cyberspazio

"E' il capitano che vi parla, dalla piccola astronave, sul pianeta Bar Giallo...è in atto una guerra imperiale con milioni di vittime e l'impiego di un'arma micidiale: sfruttamentouomosuomo!"





Immagina il 2001, anno solare, nelle tre mura sopra il Bar Giallo. Ricorda tutti i personaggi ed ora aggiungi tutta la tecnologia che usi e conosci. Ecco cosa ci è venuto in mente dopo qualche bottiglia di vino:
"Ti immagini se avessimo avuto il pc, il wi-fi, gli smartphone, i tablet e i social network? Te la immagini la rivoluzione?"

E' una riflessione importante, il movimento mondiale (ma anche quello del laboratorio studentesco) che gridava il suo No alle politiche del G8, che calava dai palazzi i suoi striscioni contro la guerra, visse in un momento in cui la ormai irrinunciabile rete, il web, erano solo agli albori. Non tutti avevamo il computer a casa e tanto meno avevamo aggeggi tascabili capaci di filmare, fotografare, telefonare, registrare, e stare collegati. La cronaca racconta che anche se agli albori, le potenzialità di queste tecnologia le avevamo già capite e forse se abbiamo avuto un pezzetto di giustizia, dopo i fatti di Genova, è anche perchè avevamo imparato a portarci la telecamera e a fare la sala stampa online. Ma torniamo alla fantasia, circoscriviamo il campo e immaginiamo i nostri personaggi rivoluzionari di allora con le protesi mediali di oggi...

E' certo, anche nella fantasia, che avremmo avuto diversi adepti di Anonymous, hacker imbattibili e avremmo evitato gran parte delle procedure online universitarie facendo saltare il sistema.. E' certo, perchè già allora qualche pazzo scriteriato usava linus in vecchi pc..

E' anche certo che avremmo spaccato tutto su youtube artisticamente e politicamente, perchè quel luogo era invaso da Scenziati della Comunicazione, i quali con tutti i mezzi oggi esistenti avrebbero sicuramente fatto nascere precocemente canali di giornalismo di assalto e cinema indipendente. Ed è certo, perchè già allora ci si dilettava ad immaginare scenari o a girare corto metraggi negli ascensori..


Un'altra certezza è quella militare, l'organizzazione di assalti, manifestazioni, occupazioni avrebbe visto partecipi tutti gli strateghi, più o meno impulsivi, presenti. Avrebbero potuto allargare il loro esercito con molti più mezzi del telefonino senza soldi o della cabina. E' una certezza, perchè allora nei momenti di difficoltà l'esercito si radunava quasi con un fischio.

Il comparto femminista avrebbe poi dominato la rivoluzione culturale digitale: videoblog di cucina ed autoproduzione, autodifesa, trucco, fashion stile punk, freek e intellettuale.(perchè gli hipster, i nerd e i rock&roll esistevano già).. Inoltre il nucleo delle donne più belle che io abbia mai conosciuto, avrebbe avuto tutto il necessario per estendere relazioni politiche, strategiche ed amorose, senza ore di attesa ed incontri alle fermate del bus. L'analisi del pettegolezzo, che poi era biopolitica e non lo sapevamo, l'avremmo affidata alle pagine dei blog o agli hastag di twitter.. E questo è certo, perché organizzavamo la sera per la mattina gustosissime colazioni sociali, tessevamo i fili per proteggere e mantenere integri i nostri compagni, ci divertivamo a inventare look artistici e passavamo le ore a cercare un senso alla nostra vita precaria.

Ci sarebbero stati anche un sacco di artisti, vignettisti, disegnatori, fotografi, i quali avrebbero cambiato le prospettive e gli immaginari del mondo. Basta ricordare le immagini disegnate sui muri, le frasi umoristiche, i volantini e i giornali..
 E ci sarebbero stati gli avvocati gratuti per il movimento da consultare via skype, i commercialisti in videochat per salvarsi dai contratti co.co.co. Ci sarebbero stati, perchè c'erano anche allora, anche se li contattavi dal telefono di casa dei tuoi.
E ci sarebbero state ore di svago e divertimento, probabilmente milioni di  momenti assurdi, filmati e immessi nel flusso del web..il mondo avrebbe riso delle nostre risate alla nostra stessa velocità.
Se avessimo avuto il pc, il wi-fi, gli smartphone, i tablet e i social network ci sarebbero stati milioni di Laboratori Studenteschi, nello stesso momento in tutto il mondo.
 Se avessimo avuto il pc, il wi-fi, gli smartphone, i tablet e i social network, nessuno avrebbe osato sfidarci, perchè saremmo stati milioni a muoversi in blocco.
 Se avessimo avuto il pc, il wi-fi, gli smartphone, i tablet e i social network? Te la immagini la rivoluzione?

venerdì 5 luglio 2013

Bianche Pareti



Ci sono diverse imprese che l'uomo valuta come "eroiche", azioni, prove che avvicinano agli Dei. Non importa se è un Dio unico, se è l'Olimpo o è raggiungere la pace interiore, sono vicende che hanno il potere della trascendenza. Molte di queste imprese vengono vissute al contatto con la natura, scalate, solitarie al polo nord, regate, meditazioni. L'umanità "moderna" nella maggior parte dei casi ha tramutato tali eroiche fatiche in piccole azioni quotidiane.
Io un giorno mi sono ritrovata con 100mq di pareti rosse che dovevano divenire bianche.
Come tutti gli "eroi" ho preparato a mia attrezzatura: pennelli, rulli, spatole, pittura e stucco. Ovviamente anche l'armatura o divisa: jeans xxl, scarpe antinfortunistiche, maglietta bianca e fazzoletto nei capelli.
Sola, durante pomeriggi assolati, ho messo a dura prova il fisico e la mente.


Quante volte si dice "la vita è come una pagina bianca?" ecco, può anche essere una parete da dipingere la vita. Ha i suoi buchi, le sue crepe, i suoi colori forti, la sua polvere. E tu, devi risalire il fiume e renderla pulita e omogenea.
I tuoi sforzi non sono subito ripagati, a volte le crepe si aprono e si "scoppolano" (ti fanno saltare la pittura), delle altre semplicemente devi attendere. attendere che la pittura si asciughi.
Ti sporchi, hai caldo, sete e impari a riconoscere dal dolore ogni muscolo del corpo.
Ma la portata rivoluzionaria dell'impresa consiste nella consapevolezza, a lavoro finito, che attraverso lo sforzo fisico la tua mente si è liberata. Essa gode solo del lavoro finito e del superamento dei tuoi limiti.
Così, cari lettori e care lettrici, come promesso ad alcuni vi ho snocciolato in poche righe "La filosofia da Imbianchina". Ricordate che per accedere a tale filosofia vi occorre la peroni in frigo e una buona dose di pezzi musicali in formato mp3. Per il resto siete pronti, sfidate i muri di casa vostra, impolveratevi grattando con la carta vetrata e divertitevi come i bambini a sporcare il muro prima che ritorni candido.
Alla fine del percorso conoscerete ogni cm della vostra abitazione e qualcuno in più di voi stessi a contatto con la fatica e la solitudine.

venerdì 28 giugno 2013

Oroscopo

Capita durante una mattina passata davanti lo schermo del pc (ma possiamo solo dire che ci stiamo davanti? Secondo me ci stiamo dentro!) tra tanti documenti più o meno lavorativi di distrarsi con l'oroscopo.
E' ovvio che nessuno ci crede, ma non si sa mai.. E proprio perché nessuno ci crede ma tutti lo guardano ci sono oroscopi diversi per target diversi.
Voi che non siete nativi digitali, per favore, dimenticate l'oroscopo in fondo al quotidiano o alla rivista, oggi l'oroscopo è social. Può essere un' applicazione del cellulare (non ci riesco proprio a chiamarlo diversamente anche se fa il caffè...), può essere un'applicazione di facebook o un ironico post settimanale della pagina online di un giornale ed infine puoi cercare siti appositi che lo personalizzano.
Io questa mattina ne ho cercato uno personalizzato, il quale più che chiarirmi le idee o darmi una vaga motivazione delle mie sfighe e delle mie fortune mi ha confuso:

"180 Sestile - Saturno in transito positivo con Marte di nascita
Questo periodo favorisce ogni tipo di attività regolare e controllata. Ora siete in grado di applicarvi con tutte le vostre forze alla realizzazione, lenta ma approfondita, di qualsiasi progetto purche non sia grandioso: e quello che costruite ora è duraturo, perché il vostro atteggiamento è pratico e ragionevole.

160 Trigono - Marte in transito positivo con il Sole di nascita
Questo transito stimola la vostra vitalità, vi fa lavorare sodo e con ottimi risultati. La salute è eccellente, affrontate tutto con entusiasmo e vigore: ciò si riflette costruttivamente anche a livello psicologico, rendendovi capaci di sostenere le vostre idee con fermezza e farvi valere nelle discussioni. 

159 Sestile - Nettuno in transito positivo con Marte di nascita
Non ci tenete ad asserire la vostra personalità o a cercare di raggiungere i vostri obiettivi personali. Perciò non vi sarà difficile lavorare insieme ad altre persone e condividere con loro vari argomenti, specialmente quelli spirituali.

134 Congiunto - Saturno in transito positivo con Plutone di nascita
Durante questo transito avete la forza di sopportare molte prove se è necessario: la vostra forza interiore vi dà la possibilità di innalzare strutture che resistono a enormi difficoltà.
Questo può rappresentare anche il periodo di avanzamento nella vita lavorativa o professionale.

119 Trigono - Luna in transito positivo con Saturno di nascita
Vi sentite soli con i vostri pensieri e le vostre sensazioni. Generalmente non siete depressi o di malumore, ma desiderate stare in pace e meditare.
Non avete voglia di frivolezze e preferite l'eventuale compagnia di gente seria e la conversazione su argomenti impegnativi. Sentite il desiderio di parlare con persone anziane e sagge che godono tutto il vostro rispetto.

etc. etc. ci sarebbero altri 10/12 trigoni..(che poi che sono??)

La cosa più divertente è la nota finale:

Nell'oroscopo possono emergere apparentemente delle contraddizioni. È perfettamente normale, perché ciascun pianeta ha un'influenza indipendente dagli altri. Bisogna quindi essere in grado di analizzare l'oroscopo nella sua complessità.

Ah! Ma grazie.. Io dall'oroscopo voglio una riduzione della mia complessità altrimenti vado dall'analista e mi diverto 40 minuti a rendere tutto un po' più incasinato.



giovedì 27 giugno 2013

karlotten: Salve,sono di ritorno da nessun posto. In realtà ...

karlotten: Salve,
sono di ritorno da nessun posto. In realtà ...
: Salve, sono di ritorno da nessun posto. In realtà il ritorno in questo caso coincide con la partenza. Qualche lettore di queste pagine ha ...
Salve,
sono di ritorno da nessun posto. In realtà il ritorno in questo caso coincide con la partenza.
Qualche lettore di queste pagine ha chiesto "ma quando scrivi?"
Io vorrei scrivere sempre, ma avendo progetti grandiosi e perfezionisti, finisco per non scrivere mai o quasi.
Non mi piace usare il blog come un diario, non riesco a portare a termine racconti e personaggi che ho nel cassetto da tempo e quindi le pagine rimangono bianche. E ogni volta che scrivo un nuovo post dopo tanto tempo sembra capodanno con la lista dei buoni propositi.
Per togliermi dall'impaccio, come si fa nelle conversazioni con chi non vedi da tempo o che conosci appena, vi dico:
Tutto bene! E'arrivata l'estate, anche la stagione per adeguarsi ai cambiamenti politici e climatici, è se stessa a giorni alterni. Il lavoro, non c'è e se c'è si adegua alla stagione è a giorni alterni e un po' precario. Lo studio, quello è costante come attività, pur raggiungendo record di  mutevolezza negli argomenti.
L'amore è come ai tempi del colera o dell'ikea, c'è, è solido e sempre più forte.
Per il resto care/i ho bisogno di capire cosa voglio scrivere e come, altrimenti vi intaserei di link sui detersivi biologici, i traslochi fai da te e altri blog o libri da leggere.


sabato 13 ottobre 2012

45 anni fa, o 20...


Pubblico per voi una nota scritta dal mio amico Paolo Battista....

Il nove ottobre è appena trascorso. Ne ricordo uno, giusto vent'anni fa. Misi insieme le mie 1600 lire e corsi in edicola, all'immediata destra del portone di scuola, a comprare la mia copia di un giornale verdone che non esiste più, Cuore. Tra gli articoli, esilaranti, c'era un trafiletto, che ricordava un sacrificio, una morte. Erano passati venticinque anni dalla morte in Bolivia di un medico argentino, di un rivoluzionario cubano, la cui lezione di vita, i cui insegnamenti, oggi sembrano trovare un'eco ancora maggiore nella svolta politica del Sudamerica dal nuovo corso socialista. Con me, c'erano due persone, due Luca, cui voglio ancora bene. Avevamo tanti sogni allora, uno di questi era anche essere dei novelli Guevara. Credevamo, io lo credo ancora, che la felicità di uno non abbia senso a scapito di quella degli altri. E Cuore, con quel suo scarno trafiletto, ci ricordava che la vita poteva essere insegnamento, dedizione, coraggio, altruismo, in una parola: socialismo rivoluzionario.Sono passati venti anni, Cuore non c'è più, Luca neanche, ma il senso di ingiustizia, il sapore amaro della realtà, lo stupirsi di fronte alle circostanze che la vita ci pone, il desiderio di rivalsa e di giustizia, sono tutte sensazioni la cui esperienza è cresciuta, si è radicata, è diventata più intensa, più strutturata e consapevole. Tutto è cambiato nella mia vita, la mia generazione è forse ancora lì, in attesa tra l'edicola e la rosticceria. Alcuni, forse i migliori di noi, sono diventati professori universitari, altri sono rimasti solo universitari, ed in mezzo ci sono tanti voli interrotti, visi dimenticati, mani alzate in assemblea, tante domande. Tutto è cambiato, tutto è rimasto uguale. Vent'anni, quarantacinque dal 9 ottobre del 1967, vent'anni da quando chiesi per l'ennesima volta a mio padre di raccontarmi chi fosse il Che. Un giorno, figlio, quando non ci saranno più albe individuali e vendette private a separarci, te lo racconterò, di lui, delle rivoluzioni mai vissute, delle canzoni e delle ragazze mai avute, di chi è andato via, di chi è rimasto, della mia generazione. E tu della tua.

lunedì 1 ottobre 2012

L'Havana, il primo giorno tra umidità e Miguel.

"Racconto dedicato alla gentilezza e all'organizzazione dell' Agenzia Viaggi Milagro Travel Salerno" 


Arrivare all’aeroporto José Martì dell’Havana equivale a mettere il corpo in un forno.
Dopo 9 lunghe ore di viaggio, dal dormire con la coperta addosso si passa al sudare continuo. Lo spagnolo, che per ora è ancora tutto nel frasario, diventa un vociare di cui si comprendono solo alcune parole.
Armati di passaporto e valige (ormai scassate) superiamo i controlli e tutti gli addetti ci augurano una buona permanenza: “Bienvenido a Cuba!!” “Gracias”.
Cerchiamo il nostro taxi  ed una signora al nome Paolo Rossi si precipita a chiedere un autografo. Ci guardiamo divertiti e cominciamo già ad amare questo popolo.
Il viaggio in taxi dall’ aeroporto all’hotel è silenzioso e stanco.
L’albergo è centralissimo, restaurato e risalente all’epoca coloniale è un salto nel passato. Lo scrittoio sotto lo specchio e la sedia a dondolo mi portano subito ad immaginare scende di viaggiatori e dame
.
Ce ne andiamo a dormire, ma l’Havana è ancora sveglia e noi non la conosciamo. Solo la luce dell’alba ci farà scoprire il lento ricominciare della vita.
La piazza che si vede dal nostro balcone è piena di verde e freneticamente calpestata da lavoratori e tassisti. Ecco i taxi!

Sulla strada compaiono splendide auto anni 50’ dai colori fluorescenti e sgargianti. E’ un peccato che sia prestissimo, abbiamo smania di conoscere tutto e subito. Ed impareremo subito, dalla prima colazione, che il tempo a cuba è lento. Non c’è bisogno di correre da nessuna parte.
Vestiti da perfetti turisti e già sudati ci incamminiamo con l’intensione di perderci verso Plaza de la Revoluciòn. Non riusciamo a svoltare l’angolo che incontriamo Miguel.
Miguel è un giovane cubano dalla pelle nera, ma non troppo, che come tanti cubani arrotondano lo stipendio rendendosi guide della città. Paolo è tranquillo e sicuro e segue Miguel che ci porta a vedere l’Havana Centro. Io mi sento a disagio, non sono pronta a girare come una trottola per strade che non riesco nemmeno a gustare. E poi mi sento invasa, è deragliato il mio programma da Lonley Planet.
Il caldo aumenta ed io comincio ad ammalarmi di Cuba. Strade piene di vita, mercati di frutta e il Barrio Afrocubano. Murales ovunque, il piccolo principe nelle vasche da bagno, la Santeria. C’è tutta mamma Africa concentrata in 100 metri. E come sempre, dovunque mamma Africa vada si porta i suoi tamburi.  Strade con le buche e cucarachas, case che assomigliano tanto ai vasci napoletani.

L’odore dell’Havana  è diesel misto a spezie. In ogni angolo un cafè  ed un venditore ambulante di dolci fritti.
Arriviamo stravolti in Plaza de la Revoluciòn, Miguel ci lascia fare la visita da turisti. Saliamo sulla torre che domina la città. E l’Havana mi appare come una Babele bellissima.

 Intanto è quasi ora di pranzo, il cielo si è annuvolato e preannuncia la pioggia. La pioggia tropicale, quella violenta e veloce che porterà ancora tanta umidità. Scegliamo di bere un Mojito, il primo mojito e di rientrare in albergo.
Il Cafè in cui entriamo è, come tanti altri all’Havana, in un cortile. Alle pareti stampe e manifesti dei gruppi che suonano dal vivo e il cameriere stanco e annoiato. Due costanti dei cafè habaneri, la musica costantemente dal vivo e il cameriere stanco.
Dopo la sosta rinfrescante in Hotel, ci incontriamo con Miguel e sua figlia (una meravigliosa bimba di 8 anni, dai capelli ricci ricci e tutti intrecciati magistralmente) ed andiamo a pranzo.
Il Pranzo si svolge in una Paladar, abitazione per metà adibita a ristorante. E signori e signore..ecco a voi la prima langosta habanera. Trattasi di aragosta, intera, arrostita. Una delizia insieme all’arroz negro (riso con fagioli scuri).
Dopo il lauto pranzo ci salutiamo ed io e Paolo crolliamo sul letto, speranzosi in una meravigliosa notte habanera…
To be continued… (e scusate lo spagnolo maccheronico)

lunedì 17 settembre 2012

"Pronto! Sono la morta!"(un bell' incubo)


Clinica privata sull'oceano. Pavimenti giallo pastello, letti con lenzuola verdi ed una finestra scorrevole sul mare.Distesa sul letto sto dando l'ultimo saluto a mio marito, accompagnato da un amico. So di dover morire. Scaduta la settimana di degenza, mi faranno una siringa ed io potrò morire nel caldo abbraccio del mare.
Il saluto con Paolo è straziante. Non voglio morire e piango. Non bastano baci e carezze, non basta guardare ogni sua piccola ruga. Io voglio vivere con lui. Lui è così tranquillo e disperato. Glielo leggo negli occhi. Ultimo bacio. Deve rientrare, non può restare lì con me.
Si chiude la porta e le lacrime consumano il mio viso.
Con me c'è mia madre. Classica scena da mamma in ospedale. Valige, ricambi puliti, e preoccupazioni sul cibo. Ogni volta che mi chiede se ho mangiato, io penso: "Sono la morta,che mangio a fare?"
La clinica è controllata dall'esercito (perchè l'inconscio associa la paura della morte all'esercito?) un poliziotto armato fino ai denti entra nella stanza. Vuole perquisirmi non crede che io debba morire.Mi incazzo piangendo. Gli urlo addosso di tutto. "Stronzo che vuoi?devo morire, buttarmi in quel mare e morire. E tu vai cercando le prove nelle valige?Vaffanculo."
Intanto squilla il telefono. Riconosco il numero, una vecchia conoscenza. La mia compagna di banco al liceo.
"Pronto..Carlotta?"
"Prono..sono la morta!"
E così mentre spiego come funziona la cosa e sfoglio un vecchio album di foto si scarica la batteria del telefono.
Comincio a pianificare con mia madre come caricare in tempo i telefoni. Parlare con tutti è come sentirsi ancora vivi.
Ma il tempo non c'è, bussano. Entra un dottore, fa la puntura ed io silenziosamente piango. Apro la finestra scorrevole e a piedi nudi raggiungo l'oceano.

martedì 22 maggio 2012

Esseri complessi e dimenticati (piccola dedica alla parte bestiale che è in me)

Siamo esseri complessi. Assomigliamo a quegli antichi orologi pieni di rotelle ed ingranaggi.
Spesso siamo nascosti in una soffitta tra migliaia di cose dimenticate.Ci trovi arrugginiti ed impolverati, ma se trovi il modo di caricare la molla i nostri movimenti ti sorprenderanno.
La nostra magia risiede nel nostro essere segreti per molto tempo, dimenticati...
Ecco, immaginiamo che un bambino ci abbia in dono per natale, dopo qualche tempo ci riporrà in una scatola e ci abbandonerà in qualche angolo nascosto della sua casa. Saremo abbandonati, ma tra gli oggetti preziosi,quelli da custodire..Dopo anni qualche pronipote del bambino ci ritroverà in soffitta e noi seppur arrugginiti ricominceremo a muoverci. Le rotelle, ferme da tempo, si incastreranno di nuovo riprendendo a girare all'unisono.
Siamo esseri complessi, chiusi in una scatola dimenticata.
Siamo complessi e non siamo mai un Io unico. Siamo abitati da tanti noi stessi differenti. Durante la nostra vita diamo spazio solo ad alcune parti di noi. A qualcuno capita spesso di non conoscersi del tutto.
Reprimiamo le parti più vere ed istintive di noi e forse è per quello che abbiamo la sensazione che ci manchi qualcosa.
Peggio è,quando, come in un cielo nuvoloso squarciato dal sole, scopriamo in qualche nostro anfratto cose inaspettate. Gestire ciò che non si conosce ma che ci appartiene è compito troppo arduo per piccoli esseri come noi. E così, crediamo semplicemente di poter mettere un masso davanti l'anfratto e far sparire quello che abbiamo visto.C'è da dire che  ciò che ci appare all'improvviso è qualcosa di così istintivo ed atavico, bestiale che non basterà nessuna barriera e nessuna repressione. Fatta uscire la belva dalla gabbia richiudercela la farà solo infuriare, scalciare, ringhiare.
Ed ecco che ci cambia l'umore all'improvviso, che ci accorgiamo di avere una luce negli occhi che non ci appartiene, che diciamo di essere prigionieri del nostro corpo. Non siamo noi è la belva che abbiamo liberato solo per una volta e poi abbiamo rinchiuso. Vuole uscire e con i suoi calci ci ricorda che il cervello e i suoi ragionamenti, che il cuore e i suoi sentimenti, non possono vincere sulle viscere sempre.
Siamo esseri complessi. Fatti di cervello, cuore e viscere ed è raro che tutto si muova in armonia.




giovedì 15 marzo 2012

I segni del buio e del silenzio


Il buio degli occhi chiusi.
Rannicchiata e tremante incapace di vedere ciò che accade intorno riesco a vedere cosa c’è dentro.
Lascio che il corpo lo porti fuori con i suoi tremori e con le lacrime.

Il silenzio.
Il silenzio invade la stanza ed invade il mio corpo come  un abbraccio immenso.
Mi lascio avvolgere ed anche la mente gode del fermarsi dei pensieri.

Il rumore.
Il rumore, quel suono, mi sveglia.
Ad occhi aperti e ad orecchie tese la realtà muta.

La nudità.
Il corpo nudo alla luce si accorge della sua rappresentazione.
Sparisce la pace che egli aveva conosciuto nell’inquietudine del buio e del silenzio.

I vestiti.
Alla luce c’è bisogno di coprirsi. Nel rumore c’è bisogno di coprirsi.
Rivesto il mio corpo, ma la mente rimane nuda abbracciata al silenzio.

I segni.
Il corpo porta i segni del tempo..questa volta anche del buio e del silenzio.

sabato 11 febbraio 2012

Un Bukowski di seconda mano


Sogni sporchi di fumo e vino.  Sogni Blow up.
Sogni da eterni ventenni di un’era che non c’è più.
Stanze dismesse in affitto, sensi alterati e promiscuità.
Sogni da eterni ribelli e vagabondi.
Menti affamate, parole scomposte e nudità.
Sogni di angoscia e di fuggitivi.
Sogni da un libro letto a metà.

giovedì 2 febbraio 2012

Roba precaria


Donna. 27 anni. Fuori dalla monotonia del posto fisso. E fuori dal lavoro.
Tutto ciò di cui parlano oggi al tg non è nulla di nuovo, ma fa male lo stesso. E’ come ricevere uno schiaffo in pieno volto.
Partiamo dal principio e come insegnavano le donne un tempo    
“a partire da me”.
Ho 27 anni, vivo nel Sud d’Italia e sono una donna, si sarebbe detto un tempo “in età da marito”.
Mi sono laureata nel 2008 e sono stata costretta (dalle riforme varie) ad iscrivermi per altri due anni all’università, due anni che intanto sono diventati quattro e così secondo Martone “sarò una sfigata”.
Questi anni non li ho persi  tra feste e divani, e se pure fosse stato così ne sarei fiera, la vita non è solo 
produci- consuma- crepa.
Questi anni li ho passati cercando lavoro, perché a 27 anni non si può essere più studenti a vita, perché vorresti evolvere e progettare. Dopo un anno di servizio civile a 433,17 euro al mese, i lavori sono stati i più vari, pagati miseramente e dopo tempi lunghissimi in genere con formule contrattuali non proprio limpide e continuative. Oggi sono costretta ad aprire la partita iva, ad entrare secondo la mente bacata dei banchieri che ci controllano, nell’impresa individuale. In realtà sono una donna e fare un contratto costa troppo. Così sono precaria, ogni giorno  mi formo, mi ingegno nel migliorare, ma i risultati tardano ad arrivare. Intanto però le bollette e i costi della vita sono puntuali.
I mesi passano tra settimane del tutto improduttive e frustranti e settimane cariche di impegni che 48 ore al giorno non basterebbero.
E’ doloroso dover ribadire cose che speravo superate. E’ doloroso dover ancora gridare all’eguaglianza tra uomo e donna, quando speravo nella mia liberazione.
Ed è doloroso sentirsi in colpa o nostalgica nel pensare al dover rivendicare i propri diritti.
Si perché la verità è che ci hanno tanto assillato e tanto immiserito che la forza per rivendicare, pretendere e prendere ciò che è nostro si è affievolita.
E così stiamo qui tra un cambio di stato di facebook o un tweet a lamentarci delle battute di un vecchio banchiere o di un giovane raccomandato.
Tempo fa ragionavo  di futuro con mia nonna, donna di 83 anni e molto saggia, mentre mi lamentavo della mia condizione, dell’impossibilità di prendere una casa in affitto o di fare una qualsiasi altra cosa, lei mi disse: “ nella vita ci vuole coraggio, noi facevamo i figli sotto le bombe, la nostra precarietà era questione di ore”.
Cara nonna hai ragione, e ci ho pensato tanto, forse se la mia precarietà fosse questione di ore avrei coraggio e progetterei tutto nonostante le bombe. Ma la mia precarietà prevede bombe intelligenti che esplodono solo dopo lunghi periodi e non sei mai sicura se contengono proiettili o fiori e così attendi incerta sul da farsi.

sabato 10 dicembre 2011